“Il sistema Alfieri è alla frutta”. Perentorio l’affondo di Aurelio Tommasetti, consigliere
regionale della Campania della Lega, sull’operazione della Dia di Salerno che ha portato a
10 arresti. Tra i destinatari delle misure cautelari c’è di nuovo l’ex presidente della
Provincia ed ex sindaco di Capaccio Paestum. I reati ipotizzati sono legati allo scambio
politico-mafioso.
“Gli inquirenti parlano di un vero e proprio patto elettorale per le elezioni amministrative
2019, quando Alfieri fu eletto per la prima volta sindaco di Capaccio. In pratica voti in
cambio di favori, e in questo caso il non abbattimento di un lido abusivo”.
Altra parte inquietante dell’inchiesta, aggiunge Tommasetti, “è quella che ricostruisce
presunti messaggi minatori al primo cittadino dopo l’abbattimento della struttura, fino
addirittura al progetto di un attentato ai danni dello stesso Franco Alfieri. Nella vicenda
sono coinvolti noti personaggi della malavita organizzata non solo nel contesto capaccese
ma anche della Valle dell’Irno e due ex consiglieri comunali della maggioranza Alfieri”.
Il consigliere regionale parla chiaro: “Come per l’inchiesta sugli appalti che aveva portato
al primo arresto, anche in questo caso resto in doverosa attesa degli sviluppi giudiziari. Ma
sull’aspetto politico non si può stare zitti: il sistema messo in piedi dall’ormai ex presidente
della Provincia, già sindaco di Capaccio, Agropoli e Torchiara, sta crollando sotto i colpi
delle inchieste che mettono in evidenza una visione distorta delle istituzioni, considerate
un giardino in cui coltivare i propri interessi o, all’occorrenza, un bancomat elettorale.
Troppi silenzi ci sono stati da parte del Pd salernitano che per mesi ha tergiversato mentre
noi chiedevamo un passo indietro per non tenere in ostaggio gli Enti rimasti senza guida”.

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