“Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine a una vicenda che certifica in modo imbarazzante l’inconsistenza politico-amministrativa dell’attuale maggioranza al governo di Sarno”, dichiara Maria Rosaria Aliberti, consigliere comunale di Sarno di Noi Moderati e consigliere nazionale dell’Anci.
La sentenza n. 9070/2022 della Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello del Comune di Sarno contro la CR Metalli s.r.l., confermando quanto già stabilito dal TAR: il divieto imposto dal Comune all’avvio di un impianto per il recupero di rottami ferrosi era illegittimo, privo di fondamento normativo e urbanistico, e quindi annullato. “Questa sentenza è un atto di sfiducia istituzionale nei confronti dell’amministrazione comunale, che ha agito senza istruttoria, senza coerenza normativa, e senza alcun rispetto per i principi basilari della programmazione territoriale”, afferma Aliberti.
“Chi oggi governa Sarno ha ereditato il disastro lasciato dalla precedente amministrazione di cui però era parte attiva come assessore”, sottolinea Aliberti. “L’attuale sindaco, già assessore, ha dichiarato e continua a dichiarare di voler proseguire nel solco della continuità amministrativa. E, purtroppo, sta mantenendo la promessa: continuità nell’assenza di visione, continuità nell’abbandono del territorio, continuità nella trasformazione dell’area industriale in un polo del trattamento rifiuti, senza regole, senza controlli, senza pianificazione”.
“Non solo”, aggiunge Aliberti, “la stessa maggioranza che a parole si dice contraria ai nuovi impianti, ha approvato una variante urbanistica che amplia l’area industriale, sottraendo terreno fertile, proclamando formalmente il divieto di nuovi impianti per il trattamento dei rifiuti. Ma quale credibilità può avere un divieto imposto da chi, negli anni, ha cucito modifiche urbanistiche su misura per favorire insediamenti privati? Sappiamo bene come funziona: prima il principio, poi l’eccezione, prima i proclami, poi le deroghe ad personam”.
Aliberti evidenzia come il Consiglio di Stato abbia chiarito che: “non vi era alcun contrasto urbanistico; la delibera comunale di ‘netta contrarietà’ era solo un atto di indirizzo politico, senza valore vincolante; l’impianto della CR Metalli era già stato autorizzato anni fa, in un’area legittimamente destinata a usi produttivi; la delibera provinciale che definisce Sarno ‘area satura’ esclude espressamente gli impianti non odorigeni come quello in questione”.
“Questi sono i fatti, e sono fatti giuridicamente inoppugnabili”, ribadisce Aliberti. “Il resto è solo retorica di chi ha perso ogni credibilità nel parlare di ambiente e salute pubblica. Non si può parlare di tutela del territorio senza rispetto per il suolo, senza controlli, senza trasparenza. Non si può parlare di salute pubblica quando si lascia che l’area industriale si trasformi in un immondezzaio di fatto, dove la maggior parte delle attività sono legate al ciclo dei rifiuti, e dove ogni tentativo di regolamentazione si traduce in pasticci amministrativi puntualmente smontati dai tribunali. La verità è che a Sarno manca una politica ambientale seria. Manca la volontà, manca la visione, manca il coraggio. E manca, soprattutto, il rispetto per i cittadini”.