Università di Salerno, contestazioni contro Donzelli: tra blindature e accuse di censura

Università di Salerno, contestazioni contro Donzelli: tra blindature e accuse di censura

di Mirko Cantarella

Un’aula universitaria trasformata in palcoscenico politico, studenti accusati di “intolleranza” e un’istituzione accademica stretta nella morsa delle polemiche: è il bilancio della contestata visita dell’onorevole Giovanni Donzelli (FdI) all’Università degli Studi di Salerno, dove si è tenuto un incontro organizzato da Azione Universitaria presso l’aula De Capraris.

Il deputato, vicepresidente del Copasir e presidente nazionale della stessa Azione Universitaria, è stato accolto da cori e striscioni: “Donzelli non sei il benvenuto”, urlavano alcuni studenti, mentre intonavano “Fuori i fascisti dall’università”. Un dissenso rumoroso ma pacifico, nato per contestare la presenza dell’esponente di Fratelli d’Italia in un luogo che, nella visione di molti, dovrebbe restare uno spazio libero dal potere e dai simboli della destra radicale.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Lo stesso Donzelli ha minimizzato: «Fanno sorridere, fanno tenerezza. Io da giovane manifestavo, ma non per impedire a qualcuno di parlare». A fargli eco, il senatore Antonio Iannone (FdI): «Vedere giovani parlare di fascismo nel 2025 è più comico che tragico». Tesi rafforzata anche dalla deputata salernitana Imma Vietri (FdI), che ha parlato di «episodio inaccettabile», ribaltando l’accusa di censura proprio su chi manifestava dissenso.

Ma secondo i Giovani Comunisti e i collettivi studenteschi, la realtà è ben diversa. «Quella di Donzelli è stata una passerella politica circondata da Digos, bodyguard e agenti. Il convegno sull’autonomia differenziata si è tenuto senza alcuna possibilità di intervento o confronto da parte degli studenti», denunciano. «A chi grida alla censura della sinistra ricordiamo che Fratelli d’Italia è partito di governo, mentre le nostre possibilità di parola sono quasi nulle. Basta vittimismo».

Anche il deputato Pino Bicchielli (Noi Moderati) è intervenuto a gamba tesa, parlando di “intolleranza e violenza verbale”, e rievocando “le pagine più buie della storia”. Ma resta il paradosso: chi ha il potere e il microfono accusa di censura chi lo contesta.

Il tutto si è svolto in un’atmosfera blindata, con presenze massicce di forze dell’ordine che hanno fatto da cornice a un evento che, per molti studenti, ha rappresentato una vera e propria forzatura dentro le mura dell’università.

Non si tratta solo di uno scontro ideologico, ma di una questione più ampia: è lecito trasformare l’università in palcoscenico di propaganda politica, senza possibilità di contraddittorio? È ancora consentito dissentire senza essere etichettati come “intolleranti”? Le risposte che giungono dalla politica paiono orientate a delegittimare ogni forma di opposizione, perfino quella giovanile, mentre si inneggia al dialogo negandolo nei fatti.

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